8 SETTEMBRE 2014 FESTA PATRONALE – FESTIVITA’ DI ORIGINE MERAMENTE CONTRATTUALE [Cass. civ., sez. lav., 23 settembre 1986, n. 5712

NATIVITA’ DI MARIA VERGINE – FESTA DEL PATRONO DI ALFONSINE [RA]
alfonsine
La festa del Santo patrono come giornata da considerarsi festiva, trova in Italia il suo fondamento nei contratti collettivi. Peraltro gli stessi poiché contenuti nei testi recepiti nei secondo i Decreti Vigorelli fanno parte integrante della legislazione italiana.

Tuttavia tale riconoscimento non fuoriesce dall’ambito del diritto del lavoro e questo secondo un consolidato indirizzo giurisprudenziale secondo cui è solo per via consuetudinaria che i Comuni considerano giorno festivo la giornata di celebrazione del Santo patrono. Dal punto di vista legislativo l’intesa tra Stato e Santa Sede, cui rinvia l’art. 6 della l. 121/1985, vale esclusivamente per la città di Roma.
È solo pertanto nei Contratti collettivi che la festività è stata estesa anche al giorno del Santo Patrono, anche agli altri comuni al fine di riconoscere il diritto dei lavoratori subordinati di astenersi dalle prestazioni lavorative, pur conservando la retribuzione ordinaria”Festività di origine meramente contrattuale” la definisce, infatti, la Cassazione

Tale carattere di “festività”, non vale pertanto per gli altri effetti giuridici, come ad esempio l’esclusione dei giorni festivi dal computo dei termini.

_____________

Il 17 febbraio 1917, Antonio Gramsci scriveva:

”Odio gli indifferenti. Credo comeFrederico Hebbel che “vivere voglia dire essere partigiani”.
Non possono esistere i solamente “UOMINI”, gli estranei alla città.
Chi vive veramente non può non essere cittadino, e parteggiare.
L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita.

Perciò odio gli indifferenti.

L’indifferenza è il peso morto della storia.
L’indirrefenza è la palla di piombo per il novatore, è la materia inerte in cui affogano spesso gli entusiasmi più splendenti, è la palude che recinge la vecchia città e la difende meglio delle mura più salde, meglio dei petti dei suoi guerrieri, perché inghiottisce nei suoi gorghi limosi gli assaltatori, e li decima e li scora e qualche volta li fa desistere dall’impresa eroica.

L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera.
E’ la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi,
che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che che strozza l’intelligenza.
Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, il possibile bene che è un atto eorico (di valore universale) può generare, non è tanto dovuto all’iniziativa dei pochi che operano, quanto all’indifferenza, all’assenteismo dei molti. Ciò che avviene, non avviene tanto perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, LASCIA FARE, lascia aggruppare i nodi che poi solo la spada potrà tagliare, lascia promulare le leggi che poi solo la rivolta farà abrogare, lascia salire al potere gli uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare.
La FATALITA’ che sembra dominare la storia non è altro appunto che apparenza illusoria di questa differenza, di questo assenteismo.
Dei fatti maturano nell’ombra, poche mani, non sorveglaite da nussun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se preoccupa.
I DESTINI DI UN’EPOCA SONO MANIPOLATI A SECONDA DELLE VISIONI RISTRETTE, DEGLI SCOPI IMMEDIATI, DELLE AMBIZIONI EPASSIONI PERSONALI DI PICCOLI GRUPPI ATTIVI,
e la massa degli uomini ignora, perché non se ne preoccupa.
MA I FATTI CHE HANNO MATURATO VENGONO A SFOCIARE; ma latela tessuta nell’ombra arriva a compimento: e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti,
SEMBRA CHE LA STORIA NON SIA CHE UN ENORME FENOMENO NATURALE, UN’ERUZIONE, UN TERREMOTO, del quale rimangono vittima tutti, chi h voluto e che non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi INDIFFERENTE.
E questo ultimo si irrita, vorrebbe sottrarsi alle conseguenze, vorrebbe apparisse chiaro che egli non ha voluto, che egli non è responsabile.

Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi anch’io fatto il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, il mio consiglio, sarebbe successo ciò che è successo?
Nessuno o pochi si fanno una colpa della loro indifferenza, del loro scetticismo, del non aver dato il loro braccio e la loro attività a quei gruppi di cittadini che, appunto per evitare quel tal male, combattevano, di procurare quel tal bene si proponevano.

I più di costoro, invece, ad avvenimenti compiuti, preferiscono parlare di fallimenti ideali, di programmi definitivamente crollati e d ialtre simili piacevolezze.
Ricominciano così la loro assenza da ogni responsabilità. E non già che non vedano chiaro nelle cose, e che qualche volta non siano capaci di prospettare bellissime soluzioni dei problemi più urgenti, o di quelli che, pur richiedendo ampia preparazione e tempo, sono tuttavia altrettanto urgenti. Ma queste soluzioni rimangono bellissimamente infeconde, ma questo contributo alla vita collettiva non è animato da alcuna luce morale; è prodotto di curiosità intellettuale, non di pungente senso di una responsabilità storica che vuole tutti attivi nella vita, che non ammette agnosticismi e indifferenze di nessun genere.

ODIO GLI INDIFFERENTI

Odio gli indifferenti anche per ciò che mi da noia il loro piagnisteo di eterni innocenti.
Domando conto ad ognuno di essi del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto
e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto.
E sento di poter essere inesorabile, di non dovere sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.

SONO PARTIGIANO, VIVO, SENTO

sento nelle coscienze virili della mia parte già pulsare l’attività della città futura
che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi,
in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini.
Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano nel SACRIFIZIO; e colui che sta alla finestra, in agguato, voglia ususfruire del poco bene che l’attività di pochi procura e sfoghi la sua delusione vituperando il sacrificato, lo svenato perchè non è riuscito nel suo intento

Vivo, sono partigiano. Perciò ODIO CHI NON PARTEGGIA, ODIO GLI INDIFFERENTI”.

@fanto2014
Gramsci

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...